I 10 peggiori acquisti della storia del calciomercato di riparazione in Serie A

Quando le dirigenze spendono male pur di spendere, escono scempi come questi: ecco i 10 errori (più uno) invernali da non ripetere

Il calciomercato invernale, si sa, è odiato tanto dalle dirigenze quanto dagli allenatori, che potrebbero vedersi soffiare i pezzi pregiati dopo metà stagione. A volte però intervenire sul mercato diventa obbligatorio, sia per volere della piazza esigente e dei tifosi in subbuglio, sia perché l’occasione sembra essere troppo grossa per non coglierla al volo. In questo caso, quando l’affare è così economico da sembrare una truffa, molto probabilmente sono gli acquirenti ad essere truffati. Già, perché nel mercato di gennaio, in pieno spirito natalizio, il pacco è proprio dietro l’angolo. Ecco i 10 peggiori acquisti (più uno) del calciomercato invernale secondo la redazione di Calcio d’angolo, ce n’è per tutte le squadre. Così da rinfrescare la memoria ai club e evitare altri gravi errori nella sessione invernale che inizia il 3 gennaio.

ATTENZIONE: alcuni dei seguenti affari potrebbero far riaffiorare alla memoria di voi tifosi pessimi ricordi conservati nella parte più buia del subconscio. L’articolo non è adatto ai deboli di cuore.

10) LUKAS PODOLSKI dall’Arsenal all’Inter (gennaio 2015)

Campione del Mondo con la Germania nel 2014, altri due bronzi nel 2010 e soprattutto nel 2006, quando fece ammattire la difesa italiana con vari dribbling e due conclusioni che solo il migliore Buffon riuscì a parare. Di Lucas Podolski noi potevamo avere soltanto dei ricordi positivi (sia per come finì quella partita, ma anche per il talento che dimostrò) ma lui ha deciso di spazzarli via in soli 6 mesi. Certo, erano passati quasi 9 anni e l’età era avanzata, ma la sua esperienza all’Inter fu disastrosa. Del passaggio in Italia rimane soltanto un gol all’Udinese e soprattutto uno “spettacolare” calcio d’angolo contro la Fiorentina, il motivo principale per cui è in questa lista.

9) NICOLAS ANELKA da svincolato alla Juventus (gennaio 2013)

La sua foto con l’altro Nicola, Bendtner, che festeggiano ‘gioiosamente’ lo scudetto è presto diventato uno dei simboli della Juventus sei volte campione d’Italia. Il passaggio di Nicolas Anelka nel belpaese fu indenne, quasi indolore e difficilmente ricordabile. Tre partite in maglia bianconera, due in campionato e una in Champions che l’avevano reso il giocatore ad aver indossato più maglie (6) nella competizione (record presto ripreso da Ibrahimovic dopo il debutto con lo United). Insomma, un’esperienza calcisticamente inutile, se non per arricchire la sua già gloriosa bacheca e il suo conto in banca (600 mila euro per fare il turista). Vorremmo tutti vivere un giorno da Anelka.

8) SEYDOU DOUMBIA dal CSKA alla Roma (gennaio 2015)

Seydou Doumbia è stato nel libro paga della Roma fino allo scorso giugno. Troppo per i tifosi giallorossi, che non si meritavano il supplizio di questo attaccante ivoriano che nella Capitale ha causato più gastroenteriti del cenone di Natale appena passato. Spesi 15,5 milioni per portarlo in giallorosso, il suo debutto è stato di quelli (negativamente) indimenticabili: 0-0 contro il Parma praticamente già retrocesso, e Olimpico che lo sommerge di fischi al momento della sostituzione. Non si riprenderà mai più, e alla fine saranno 13 le presenze, 2 i gol e 1 il biglietto di sola andata verso Mosca. A Roma, infatti, non si è mai più fatto rivedere.

7) HELDER POSTIGA dal Valencia alla Lazio (gennaio 2014)

Avevate riso troppo presto, amici biancocelesti. Già perché ognuno ha la sua croce, e quella laziale proveniva dal Portogallo, e già non era per niente rassicurante. Perché si sa, la tradizione di attaccanti della Seleção non è delle più gloriose e quando a Roma arriva Helder Postiga, in molti sembrano scettici. Ed effettivamente il ragazzo classe 1982 venuto dal Valencia ripagherà la sfiducia dei suoi detrattori: arrivato il 30 gennaio, il giorno dopo viene colpito da una contrattura al polpaccio. Rientrato a marzo, saranno soltanto 5 le presenze, e 0 i gol.

6) EDU VARGAS dal Universidad al Napoli (gennaio 2012)

Rumore a Napoli, festeggiamenti in piazza: è arrivato il sostituto di Ezequiel Lavezzi. Non è argentino come lui, ma i piedi sono buoni e l’affare è di quelli eccezionali. Eduardo Jesús Vargas Rojas, meglio (s)conosciuto come Edu Vargas, ha lasciato nella città partenopea solo tanto rancore da parte dei tifosi. Pagato 15 milioni di dollari nel gennaio 2012, in due mezze stagioni colleziona 28 presenzee 3 gol (tutti in Europa League). Adesso gioca in Messico, secondo le ultime notizie che si hanno di lui. Ma siamo sicuri che i tifosi azzurri non avevano nessuna voglia di saperlo.

 5) GABRIEL BATISTUTA dalla Roma all’Inter (gennaio 2003)

Qua si entra nella storia. Afflitto da numerosi problemi fisici, Gabriel Omar Batistuta è ormai un peso per i giallorossi. L’Inter fiuta l’affare, convinta di poterlo rivitalizzare e di formare con Crespo e Vieri l’attacco più forte di tutta la Serie A. Il passaggio in nerazzurro, però, si rivelò per quello che effettivamente era: ‘una fregatura’, come lo definì il presidente Sensi qualche mese dopo. Soltanto 12 le presenze, 2 i gol che gli fecero raggiungere quota 200 in Serie A. Troppo poco per un fuoriclasse come lui, arrivato però a Milano quando ormai non aveva più nulla da dire al calcio italiano.

4) JOSE MARI dall’Atletico Madrid al Milan (dicembre 1999)

Arrivato al Milan per l’astronomica cifra di 40 miliardiJose Mari Romero Poyon aveva un curriculum di tutto rispetto: cresciuto a Siviglia, con la maglia dell’Atletico Madrid di Sacchi ha raggiunto l’apice della carriera con 84 presenze e 20 gol. Prestazioni che convincono Berlusconi, suggerito forse dall’ex tecnico rossonero, a mettere mano a portafoglio. Ma il tanto odiato (dal presidente) Zaccheroni non vede posto per lui e lo relega in panchina costantemente. Il Milan cambierà numerosi allenatori nei 3 anni di sua permanenza in rossonero, ma il buon Mari non cambierà il suo status di riserva di lusso. Alla fine saranno 52 presenze e 5 i gol per la punta, e il suo ritorno a Madrid non verrà mai rimpianto dal popolo rossonero.

3) JUAN ESNAIDER dall’Espanyol alla Juventus (gennaio 1999)

In casa Juventus è corsa al fantasista, dopo il grave infortunio di Alessandro Del Piero. Il 14 gennaio, dopo lunghe trattative, arriva dalla Spagna l’argentino Juan Esnaider per 12 miliardi di lire. Aveva disputato una buona stagione con la maglia dell’Espanyol, dopo un passaggio su entrambe le sponde di Madrid. Però di lui in bianconera non si ricorda granché, se non che si muovevano di più i suoi capelli al vento che lui su un campo da calcio. Non ripagherà mai la fiducia datagli da Ancelotti, tanto che dopo sei mesi se ne torna mestamente nel paese iberico.

2) EDMUNDO dal Vasco alla Fiorentina (gennaio 1998)

Un martirio durato un anno e mezzo. Già perché su di lui la Fiorentina puntò veramente tanto, a suo malgrado. Se volete capire cosa sia il Carnevale per un brasiliano nato nella provincia di Rio de Janeiro, basta leggere la storia di ‘Oanimal’. Arrivato a gennaio 1998, Edmundo inizialmente viene destinato in panchina da Malesani, tanto che per polemica prende il primo aereo per il Brasile e per un po’ sparisce dalla circolazione. In realtà si scoprirà più avanti che era tornato nel suo Paese per un processo. L’anno dopo però è quello della consacrazione con Trapattoni: i viola sono lanciatissimi verso lo scudetto e a dicembre sono campioni d’inverno. Ma a lui interessa poco, troppo forte la voglia di Carnevale: scappa ancora a Rio, e complice l’infortunio di Batistuta, la Fiorentina vede sfumare lo scudetto.

1) FABIO JUNIOR dal Cruzeiro alla Roma (gennaio 1999)

Allerta meteo a Roma, è in arrivo l’uragano. No, contrordine: è soltanto un ‘venticello’. La storia di Fabio Junior è parecchio dolorosa per un tifoso giallorosso (e gioiosa per un laziale) tanto da essere diventato argomento vietato negli ambienti romanisti. Il ragazzo brasiliano arrivò in Italia per 30 miliardi di Lire nel gennaio 1999, con l”umiltà’ giusta, ossia dicendo di essere il migliore attaccante verdeoro in circolazione, per buona pace di Ronaldo. I video dei suoi dribbling in maglia celeste erano diventati un cult nella Capitale, più visti de La Vita è bella di Benigni, che in quell’anno vinse l’Oscar. Poi però l’Uragano giallorosso scese in campo, e fu subito un vero disastro. In totale saranno 16 presenze e 4 gol, e Fabietto er venticello (come lo ricordano a Roma) andò via a giugno per ordine del neoallenatore Capello. E fa ancora più male se si pensa che Zeman, il tecnico giallorosso stagione 1998/1999, aveva chiesto un altro attaccante: “Presidente, vada a prendere quella punta della Dinamo Kiev, è forte”. Ma Sensi non lo ascoltò. Il suo nome? Shevchenko. Vi siamo vicini, amici giallorossi.

FUORI CLASSIFICA: JARDEL dal Bolton all’Ancona (gennaio 2004)

Qua si entra in tutt’altra categoria. Impossibile decidere una posizione per chi nel calcio italiano è ormai diventato sinonimo sul dizionario di ‘bidone’. Mário Jardel Almeida Ribeiro, semplicemente noto come Jardel. Fino al 2003 fenomenale, tanto da essere più e più volte accostato a nomi di grandi squadre anche italiane. Con la maglia del Porto in 125 presenze aveva realizzato 130 gol, con quella del Galatasaray 22 gol in 24 partite con allegato una doppietta in Supercoppa Europea contro il Real Madrid, che valse la vittoria del titolo. Poi con lo Sportingaltri 49 gettoni e 53 reti e aggiungete anche due scarpe d’oro, nel 1999 e nel 2002. Una garanzia insomma. Insomma. Arriva in Italia parecchio sovrappeso, visibilmente fuori forma, dipendente dalla cocaina e malato di depressione. È gennaio 2004 e sbarca nelle Marche, dove ad attenderlo c’è l’Ancona in cerca di salvezza. La sua immagine diventa iconica giorno 18 gennaio: allo Stadio Del Conero si gioca Ancona-Perugia. Jardel, entrato nel mondo ducale pochi giorni prima, decide di presentarsi ai tifosi andando sotto la curva per fare quattro palleggi e salutare tutti. Peccato che il brasiliano, vittima della similitudine cromatica delle due squadre, vada sotto la curva degli ospiti che lo riempiono di fischi. E se il buongiorno si vede dal mattino, allora si spiega il suo semestre in biancorosso: 3 presenze, tutte da dimenticare.

 

Fonte: calciodangolo.com

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